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sabato 28 aprile 2012

Passi burocratici per lavorare in Germania



 INFORMAZIONE (Nov.2014)
Ho lasciato la Germania due anni fa, quindi non sono più in grado di rispondere al sempre più crescente numero di domande pervenute. I lettori sono comunque invitati ad usare il blog come piattaforma per scambiarsi informazioni aggiornate.   
     *** Attenzione ***
Questa è una versione dell'articolo aggiornata al maggio 2013. La versione originale presentava infatti alcune inesattezze, delle quali mi sono accorto dopo aver ricevuto alcune domande dai lettori, che ringrazio per il loro interesse all'argomento. Danke!


Sebbene il tema venga già trattato in diversi forum presenti sulla rete, anche io voglio offrire agli internauti il mio contributo su una questione piuttosto rilevante per chi si reca in Germania per lavoro: la documentazione necessaria per essere regolarmente assunti e per poter lavorare nella Bundesrepublik. Credo che questo post possa essere interessante perchè, da quello che ho potuto notare dopo una rapida ricerca, non si trovano molti casi simili al mio. Le informazioni che mi accingo a illustrarvi qui di seguito potranno quindi integrare la discussione in merito.  
Iniziamo con la mia situazione professionale: sono assunto per un periodo di tre mesi presso una organizzazione no profit tedesca. Il rapporto lavorativo si interromperà allo scadere del terzo mese di lavoro, senza estensione. Ecco i passi necessari per mettermi in regola:
  1. Chiamiamolo “punto numero zero” perchè si tratta del prerequisito per ottenere il lavoro: invio il mio CV, segue un Telephongespraech (contatto telefonico con il datore di lavoro), offerta di lavoro, accettazione da parte mia, partenza, arrivo, primo contatto, firma del contratto. Assunto!
  2. Anmeldung: mi reco al BürgerService più vicino (sorta di circoscrizione) e mi “anmeldo” (bello questo slang italiesco ormai diffuso tra gli italiani in Germania!) ossia rendo noto il mio nuovo domicilio. Attenzione: poiché non intendo al momento rimanere nel suolo tedesco per un periodo più lungo di quello lavorativo, evito di recarmi all'A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) per chiedere il cambio della residenza. La mia residenza rimane in Italia, il mio domicilio è ora però in Germania. All'ufficio porto con me una dichiarazione che attesta che ho preso in affitto un appartamento, firmata dal proprietario (nel mio caso si tratta della stessa organizzazione per cui lavoro). Ecco fatto: mi rilasciano un “Bestätigung”(conferma) che mi servirà per i passi successivi. Prima di tornare in Italia dovrò “abmeldarmi”, ossia dichiarare che lascerò il mio domicilio tedesco. 1b) Sempre nello stesso ufficio ne approfitto per chiedere il cosiddetto “Erweitertes Führungszeugnis” (in Italia dovrebbe chiamarsi Casellario Giudiziario, ma non ci metto la mano sul fuoco). Poiché lavorerò con minori, si vuole essere sicuri di non assumere “Jack lo Squartatore”, ma una persona senza precedenti penali, ed è quello che il certificato deve dimostrare. Pago 13 euro e inoltro la richiesta. Dopo qualche giorno ricevo il certificato per posta e ne faccio una copia per il mio datore di lavoro.
  3. Last but not least, al BürgerService mi forniscono anche il Steueridintetifikationsmerkmal (VBM) composto da 20 cifre. VBM sta per  vorläufige Bearbeitungsmerkmal, che indica che si tratta di un codice fiscale "temporaneo".  
  4. A pochi passi dall'ufficio si trova una Sparkasse, mi ci fiondo per aprire il mio Konto, sul quale verrà accreditato il mio stipendio. La prassi è semplice, date un'occhiata al relativo post.
  5. Steueridentifikationsnummer:  il mio datore di lavoro, persona estremamente gentile e disponibile, mi accompagna fortunatamente in tutto il percorso burocratico e in un'ora scarsa riusciamo a sbrigare tutta la faccenda. Senza di lui ammetto che non sarei stato così celere! Prima di tutto, ci dirigiamo insieme al Finanzamt per richiedere il codice fiscale (ricordo che il BürgerService ne rilascia uno, ma è temporaneo!). Presento l'Anmeldung e il codice ricevuto presso il BürgerService, compilo un modulo e il gioco è fatto. Curiosità: mi si chiede a che religione appartengo (dichiaro “cattolico”, anche se non sono praticante). Dopo essersi assicurati circa il mio status (single e senza figli), mi si attribuisce un codice di appartenenza alla categoria fiscale (rientro nella fascia “1"). 
  6. Assicurazione sanitaria e previdenza sociale: da quello che ho letto online, in Germania, così come in quasi tutti i paesi,  l'iscrizione ad una Krankenkasse (assicurazione sanitaria) risulta obbligatoria. Il mio datore di lavoro mi accompagna presso la  Knappschaft (una Krankenkasse il cui ufficio è presente in città), dove un simpatico impiegato sbriga la nostra pratica. Gli spieghiamo le nostre esigenze (gli mostro anche la mia tessera sanitaria regionale, specificando che sono consapevole che si tratta di un documento che mi permette solo di usufruire di assistenza sanitaria presso gli ospedali in casi d'emergenza). Lo percepisco lievemente incerto, soprattutto quando mi chiede coma funziona il nostro sistema sanitario e previdenziale, sfoglia un po' qua e un po' là e poi non vede niente di sbagliato nell'iscrivermi alla Knappschaft Krankenkasse. Modulo in quattro e quattr'otto compilato, stretta di mano e missione compiuta. Dopo qualche giorno, ricevo per posta una tessera che mi permette di ricevere assistenza sanitaria durante il periodo lavorativo (tre mesi). Così come da noi, una parte dei costi della Krankenkasse verranno pagati dal datore di lavoro, una parte dal dipendente. Ciò non accade invece nel caso dei famosi Minijobs (sorta di impieghi part-time pagati non più di 400 euro al mese: le spese sono unicamente a carico del lavoratore). In più ricevo sempre per posta il mio Versicherungsnummer, il mio codice di riferimento per i contributi pensionistici che verserò in Germania. Dalla mia busta paga verranno quindi detratti il KV-Beitrag (contributo assistenza sanitaria) il RV-Beitrag (contributi pensionistici), oltre ad altre decurtazioni che variano a seconda del rapporto di lavoro.
  7. Ulteriori informazioni: noi cittadini EU non abbiamo bisogno di permesso di soggiorno in Germania. Quindi nessun "Arbeitserlaubnis / Aufenthaltsgehnemigung” (non sono parolacce!)
Ho tutto: anmeldung, conto in banca, codice fiscale, assicurazione e tessera sanitaria, numero di previdenza sociale. E ora, grazie a questi documenti, riceverò il mio regolare stipendio. Più avanti intendo postare un articolo sulla prassi necessaria per “abmeldarsi” da questi servizi e su come procedere per i contributi pensionistici e la dichiarazione dei redditi, tutte cose che intendo scoprire al più presto, quindi... stay tuned!